Didone a una kamikaze

This reading was recorded by Alessandro Mistrorigo at Phonodia LAB in Venice, Italy, on the 2nd of October, 2013.

Read by Anna Lombardo on 2 October 2013

Didone a una kamikaze

Voglio venirti in sogno ogni notte
sciogliere le lacrime tue inconcludenti.

Sono sorella a te lontana
ma ora ascolta la speranza.

Quando il vento venne a parlarmi
delle grandi sventure che egli aveva

dientro e innanzi - io che tutte le conobbi
- fiduciosa e solidale offrii la mia gente.

Potei salvarlo dalle acque, certo,
ma il fato stava stretto dentro l'antro

e lui, più che al sole e alle gioie nostre,
a quello s'infiammò mestamente!

Più neanche il sogno della grande
mia Cartagine bastò al cuore gonfio.

Salii quella pira
come fosse là il luogo dell'incontro

credendo che da lontano il fumo
l'avrebbe richiamato.

Inutili, sorella, gli sforzi miei
ed ora da questo lato vedo

sbiadir le ardenti fiamme.
Son qui per avvisarti:

non bruciare gli anni tuoi
che sono preziosi e gli unici che avrai.

Ascolta, ascolta questo pianto
e dimmi: quanto valse la mia pena?

Io te lo dico sengando il giusto passo,
a nulla vale quando l'amato l'anima sua non presta.

Ecco, ti vedo intenta
a preparar con cura ogni tua mossa

ad allacciare quesi mortaretti stretti
- eh sì, lo scoppio sarà grande

la paura e lo sgomento anche
ma a te piccole briciole resteranno

a guardare con raccapriccio
le alte stelle.

Io che salii la pira lo giuro forte
a nulla valse la mia morte

e il desiderio di amene passaggiate
sguardi obliqui al nostro mare

sonore risa di sorelle, avide mani sulla
creta pesa ancora a me come macigno.

Non più tempo è ora di sacrificio
- la terra lo ripudia, mia compagna! -

lascialo agli stolti ignari
di quanto può essere dirompente

la vita tua tutta proseguire,
il fiume tutto quanto risalire

con la certezza non solo speranza
di aliti tuoi a riempire quest'aria

che già d'attorno si va profumando
si salite e dolci rose da inseguire.

Io non ti dico proprio ciò che devi fare
ma spegni il fuoco che non ti appartiene

e vesti il corpo sole con la luna
restituendoti, o mortale,

i sogni impetuosi dei bambini
e vela poi le tue forti navi

che l'occhio stanco è di strabuzzare
con stinte sottovesti lungo il mare

parti spegnendo ogni pira
che il fumo potrebbe provocare.

Loro di me trassero rime
cullarono per troppo la mia pena

- a te confesso senza vergogna
che lesta fu ad abbandonarmi

e come scintilla a terra cadde spenta.
Ma tu prendi la mia più bella parte

guarda le tue mani e dissotterra
quell'alba che per troppo fu tramonto

e corri fuori, dillo a tutti:
Didone per sempre vi abbandona

e maledice quella stirpe
che il fuoco ama più del suo calore

e che potendo adesso di certo quella pira
giammai più le infiammerebbe il cuore!

from Quel qualcosa che manca/The something that’s missing (Bologna: Le voci della luna, 2009).

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