La strage (1975-1979)

This reading was recorded by Alessandro Mistrorigo at Phonodia LAB in Venice on the 4th of April, 2014.

Read by Fabrizio Dall’Aglio on 4 April 2014

La strage (1975-1979)

«Enough or too much»

William Blake

I

Alle sei girerà questa ruota,
la carovana potrà partire.
E sopra ai sassi
sotto ai rami
s'innalzeranno cupole di mani
ed una voce alla fine dirà
cos'è che tace su questa terra.

Alle sei il cavaliere
sotto la sua armatura
andrà a colpire
al di là del lago
nemici sconosciuti.
Non taglierà ai pesci la coda
la sua spada d'acciaio.

Quale sarà, allora,
il nuovo girotondo?

Potere far finta di niente
e che il mondo non interessi
o almeno venga dopo.
Rispunta a poco a poco
il giorno;
da dietro al mio monocolo
-posto di privilegio-
è difficile dire
quanta gente lo ha cercato.

Per la conferma dei fatti
un linguaggio armato.

II

«Chi ha visto l'uomo
col cappello attorcigliato,
quello che portava con sé
i disegni delle nostre vite?...»

Arrivarono. Tutti insieme
e ognuno in disparte,
lo sguardo sperso
e il segno della forza
sotto gli elmi.
Era diverso
il parere che li accomunava:
forse un'impresa,
quasi ad un filo appesa
come per gioco,
senza intenzione;
per una resa
incondizionata,
macabro accordo
di redenzione.
Si fissavano al suolo
i tacchi della gente.
Si fissarono,
finché l'incrocio degli occhi
e il nodo delle gambe
poterono azzardare
che il tempo era venuto.
Giungevano così gli araldi,
i messaggeri dell'Ovest,
dai visi lucidi e sporgenti
di domatori.
Tutto illuminato
l'agguato era più scaltro.

Il Perito inviato dalla Capitale
travestito da buffone
o dalla divisa mimetizzato,
spostato sul cordone a sinistra,
guardò la scena
con occhiali chiari:
«Vorrei dirvi di smetterla»
disse «il tempo non è più».
Nessuno gli diede retta.
A bocca aperta
avanti si diresse,
avanti ancora,
ed invitò alla calma:
«Il mondo si lagna
ma passa sopra a tutto».
Lo spazio era esausto.
Rotolarono grosse pietre.
Lo si vide barricarsi
entro le sue vesti
dal colore uniforme:
suggeriva un'idea di comando.
«Amici miei, sta passando...
È come l'urlo feroce
di un aereoplano, sentite?...»
La sua voce poté ristagnare
per qualche istante
in un rilassamento sconveniente.
«Non c'è che dire...
Il nostro tempo ha perso
il senso del naufragio».
Forse perché naufragare
non è che camminare.
«Tutto appare
per quello che è».
La folla – di sotto –
l'osservò arricciare
all'interno delle scarpe
le dita dei piedi.
Fu tutto.
Di qua, di là,
sparpagliati come un'orda,
le gambe deboli
mosse dalla situazione,
contorti, gesticolanti,
cento, mille e più persone.
I minuti che seguirono
ne trovarono parecchie
intorpidite dal freddo,
indaffarate a scolpirsi
sull'asfalto della piazza.

Il Perito alzò le braccia
precipitandosi sul sangue
più svelto di una mosca.

III

«Dio mio! Certo,
un attimo è passato,
appena un attimo, ma...
Dio mio! È tardi,
è già mattino,
la notte si squaglia
con l'abito da sera...
Dio mio! È tardi,
ed il mattino
già ha l'abito turchino...»

Un lungo muricciolo
come una serpe a squame
correva sopra i ciottoli
di un viottolo.
Le case si assiepavano
ai lati delle strade.
C'era un cane,
le orecchie spelacchiate,
ringhiava la sua rabbia
in faccia al secolo.

«Un cane, lo so, ricordo bene,
aveva nelle vene poco sangue.
Dio mio... Mi ascolti,
son solo cantilene...,
non so se c'è qualcosa
che rimane... Guardare,
forse... Ascoltare,
quasi... Intanto,
aggiorniamo il sillabario,
scriva: dentro ad ogni spiraglio
ogni collo ha il suo guinzaglio...»

E c'era gente
riordinava le idee
occupava trincee
fatte con le macchine.

«Dio mio, da qui non saprei,
la luce confonde... Le fronde,
le fronde di quell'albero,
vede?... Come dondolano!
È il vento
che le scuote e le imprigiona,
il tempo che le bastona...
ma danzano, vede?... Rami
secchi, goffi, impacciati, ma...
Dio mio! Come corpi d'impiccati...»

Con moto circolare
si vide raggirare
la piazza dai quattro lati.

«Non so che sia stato,
mi creda...»

Un boato.

«Un boato tremendo... O forse
una piccola esplosione,
che so, un termosifone inceppato...
Magari non c'era la miccia,
magari un errore... Dio mio!
Lei mi ha visto in faccia,
saprà riconoscermi:
di sangue, nemmeno una macchia...
Spingerò le mie gambe
a velocità folle... Dio mio!»

Fra le mani e fra i piedi
i corpi sprigionati
minacciavano gli esecutori.

from La strage e altre poesie (Valverde di Catania: Il Girasole, 2004).

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