L’altra luna

This reading was recorded by Alessandro Mistrorigo at Phonodia LAB in Venice on the 4th of April, 2014.

Read by Fabrizio Dall’Aglio on 4 April 2014

L’altra luna

I

Ti narrerò la storia della vita
che ho vissuto e che pure è vissuta
lontano da me, lontano dal mio tempo
intorpidito. Perché io vivevo

la caligine impazzita delle giornate
il caldo ristagno del mio corpo,
e un’altra storia si svolgeva altrove.
Dove non so. Dove era dove

ed esisteva solo la memoria
una memoria priva di ricordo
il filo bianco di una connessione.
Mi allontanavo e ne avvertivo il tiro.

Nulla mi costa questa confessione,
non ha la forza, il lampo di un lamento,
e neppure il sapore di un raggiro.
D’estate, qui, avvolto nel rumore

sento solo l’inerzia della pelle
sudata, il mio corpo a vapore
che sbuffa, sbuffa, sbuffa
parole.

II

Non volevo imparare quella lingua
con me scritto dal giorno della nascita
e la tradivo, io ero muto e sordo
nel mio bianco telaio di conquista.

Quando il tempo portò le nuove vite
con una costruii la mia comparsa
che feci camminare dentro al mondo,
con l’altra mi celavo alla sua vista.

Sì che fuggivo, ma una nota allegra
inseguiva i miei slanci di ragazzo
era la luna, la puledra gialla
e mi fremeva in corpo la sua luce.

Luce, chiarore, nelle notti bianche
conficcato spavaldo nelle pagine
appendevo la luna alla finestra
setacciando ai miei occhi il suo colore.

Là fuori, sopra i tigli, dall’odore
dell’estate bruciata raccattavo
il mio magro bottino di giornata,
qualche parola per inginocchiarmi.

Così mi accovacciavo in altri mondi
nei libri che invadevano la stanza
riprendendo le armi per uscire
per lasciarmi alle spalle di me stesso

lassù, rinchiuso nel cocciuto sogno
di un posto evanescente in cui svanire.

III

La notte camminava tramortita
nel cerchio dei miei occhi e nelle strade
il canto delle macchine vibrava
il suo tetro ruggito di stagione.

La luna conficcata ad un lampione
vegliava allora solo un corpo peso
che mi rideva addosso, sorreggeva
il timido dirupo dei miei passi.

Che bello assicurarsi l’impotenza
rassettarsi di nuovo nelle vesti
e assistere ai volteggi di persone
che quella vita mi rappresentava.

Ma in camera, accanto alla finestra
mimavo la mia plastica facciale
su di un piccolo specchio incorniciato
a cui chiedere il senso, l’espressione.

Là rimanevo e fuori camminavo
e i gesti componevano una storia
che era la mia e non mi apparteneva
e che vivevo scorrere nel corpo.

Lo specchio nel suo vuoto di cornice
alterava le linee del ritratto:
ero il suo bianco volto illividito
a immagine di me che dileguava.

from L’altra luna (Florence: Passigli, 2006).

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