Prima isola

This reading was recorded by Alessandro Mistrorigo at Phonodia LAB in Venice on the 4th of April, 2014.

Read by Fabrizio Dall’Aglio on 4 April 2014

Prima isola

a Oreste Macrí

La prima isola
fu un vortice di sabbia
emerso dal mare.
Udivo la rabbia dei marinai
nella tempesta,
poi l’attracco improvviso
la festa, il riposo.
Un sole tropicale
sorse dall’acqua
come una testa di medusa.
Per giorni e giorni
la sua torrida cappa
rimase chiusa all’aria.
Afa, malaria, mosche
un tanfo imputridito di palude.
E i marinai incollati
come sanguisughe alla spiaggia,
a divorar le scorte
ad una ad una.

La luna si scopriva lentamente
nel mezzo del cielo.
Io li vedevo
stremati dalla sete, impantanati
nel lezzo ribollente della riva
sognar di nuvole
e raffiche di pioggia
e nuove isole, terre comete.
Io li vedevo
ed ero uno di loro.
Leggevo di nascosto la mia mappa.
Sentivo nel mio corpo un cimitero
di vite immobili,
contavo i secoli
sul mio orologio d’oro.

Ci dividemmo
alla ricerca d’acqua.
Perlustrai il mio lembo
di isola, seguii
ogni minima traccia
di paesaggio diverso.
Rocce, crepacci
cumuli di polvere.
Questo era il solo
retaggio del deserto
che ci accerchiava, sabbia
e arenaria rossa, come lava
infuocata.
Il sole
aveva lunghi tentacoli.
Stringeva
in una morsa letale.
Mi avvolse. E mi sentii
di colpo trasportare
in un mondo sommerso
ovattato
e poi su un’altra isola
che tenevo cucita nella giacca,
l’isola della mappa
piena d’acqua cibo foreste.
Credo che fu un grido a svegliarmi.
Ricordo
la bocca riarsa
e le timide feste dei compagni.
Superstite,
io con loro.
La prima isola, l’unico tesoro.

Poi l’oasi si dischiuse
a poco a poco.
Era il verde spettrale del deserto,
un miraggio reale. Spezzò
il cerchio di fuoco
che ci sovrastava,
ed il mare aperto riapparve
alle menti confuse, piagate,
nelle polle vitali
all’ombra delle palme.
Nessuno più parlava del suo viaggio.
Ma risucchiati ormai
dall’acqua delle falde
innalzavamo case, palizzate
barriere e tombe per i nostri morti.
I giorni
diventarono più corti.
Il mare si scompose
nell’innocuo fragore
di onde leggere.
E l’isola richiuse
pian piano
i nostri corpi,
le nostre anime sfibrate
passeggere.

from L’idolo sorridente (Reggio Emilia: Mavida, 2004).

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