Sensi della piazza

This reading was recorded by Alessandro Mistrorigo at The University of Nottingham, in Nottingham, UK, on the 9th of December, 2013.

Read by Davide Castiglione on 9 December 2013

Sensi della piazza

I

Il vento, se fa tanto, lascia che i panni oscillino,
mai imparata l’urgenza di tenersi o andare.
Come i loro, ammansiti dal sole (perché c’è,
è un fatto), sono i toni di un contrasto dalla strada,
da una finestra, scivolati alla veranda dove siedo.
Un foglio diviene semplicemente aeroplano,
a lanciarlo quasi docile giunge a chi si vuole;
nel soggiorno, senza identità o concordanza
aprire un giornale è lo stesso che accendere il televisore:
la cronaca non ferma la forchetta a mezz’aria,
il fuori del fuori si fa soffio – fino a schiacciare.

II

Ridono puntualmente le facce accanto agli scooter,
gergo-gel-giubbotti (a imbottirsi ci si sente)
se le danno per uno sguardo di troppo e poi pace.
Certi immutabili in uno scontento (da poco? da molto?)
guardati per sbaglio, per distrazione qualche secondo,
fanno il corso, il loro corso, imbucano bar o banche.
Le cose mute in sincronia, il lineare della superficie
sono anche per chi passa defilato: è corpo in transito
al rosso di un semaforo, il suo rovello di mesi o anni
ornamento di un viso, la lastra prima dei suoi geroglifici.

VI

Sono scattato a sbattere porte ribaltare sedie ho urlato
per un niente («non vuole connettersi!») prima del pianto.
Sul divano la mia schiena barricata, i denti sulle labbra
le unghie nel cuscino; solidale alla parete lo schermo parla
di un ragazzo spiccato dal corteo a sfinirsi contro
non so cosa; sciolti i legacci, lo hanno liberato dal palo
e un primo piano («ribellati, su!») lo segnala per un cast.
In camera, rientrando, tutto era tornato al suo posto.

from Per ogni frazione (Udine: Campanotto, 2010).

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