Wannsee

This reading was recorded by Alessandro Mistrorigo at Phonodia LAB in Venice, Italy, on the 11th of October, 2013.

Read by Davide Racca on 11 October 2013

Wannsee

passano dei corpi col freddo
e non è gennaio. dove sono
stragi poi è cultura, e ci sono
sassi, un lago e una carta
di nuvole

il lago –
un certificato
di pace

*

calendario di sangue, oroscopo
della specie a pezzetti, il fonte
battesimale della fine incensa,
a porte chiuse, fuori
i tiratori scelti, dentro
i catalogatori

*

i consanguinei hanno carne bianca
e una fame intera – tra sapere e
sapere un baratro,
una ciotola di latte
rancido, cera
scura per modellare
dolore, qui
nell’imboscata
tranquilla, a doppiopetto, qui
inamidata, pulita, stirata

dove per pochi
è fatta giustizia, i restanti
solo preda

*

non erano corpi ma numeri
ma erano corpi non numeri
semplicemente
non erano – protocolli firmati
in calce, la data, è giusto
sapere quando e chi
nel silenzio cardiaco
dei fogli sta preparando
le camere

(un sorso d’alcool
ma non è lavoro sporco)

preparano le camere
degli ospiti – si chiedono
per quanto si fermeranno,
almeno per quanto ancora
se poi sarà bello faremo
il bagno – o affonderemo
nelle nostre stanze e il lago
sarà sempre fuori e sarà freddo

*

capolinea della s1
e i giustizieri sono tutti
scappati o fantasmi
dentro l’ultimo notturno
per oranienburg

(una voce si dichiara
innocente, smisurata)

innumerevoli si sta straniati
dove si sa ora
e si sapeva allora
a conti fatti
che erano solo conti

*

nessuna esitazione – a nessuno,
neanche al più inesperto tra gli
scriba trema
la mano

quello che si deve
si deve, solenne
nel freddo di gennaio
in camere ardenti

senza gettare spugna
un groviglio umano, sciolto
da un calcolo, apre
la partita doppia
col carnaio

*

un tempo fermo che sembra
presso lo schermo acido del lago
con i fogli redatti in bello stile –
bianchi, prima di insanguinarsi,
neve che copre gli errori,
ed hanno punti
in fori di proiettili, virgole
come tagli e una parola d’ordine
che alza il gomito

e in alto
punta

più in alto

*

bagnini e salvagente, pedalò
sull’acqua e tovaglie d’erba
e pazzi che urlano e
si tuffano nella corrente
che accompagna le macerie

separati da mezzo secolo
gettato alle spalle, a ciascuno
un flacone di silenzio,
una pillola di oblio, una
vacanza d’inverno

*

e nuotando a partire dal gennaio,
la zattera di legno a palafitta
si sospende tra un bagno
ad occhi chiusi e un dispaccio
senza limiti

l’acqua dolce passa nei corpi
che passano sul fondale e,
passando, lo lasciano
più torbido

*

si chiude il cerchio finalmente
a furia di macchie d’inchiostro
nelle ossa – poi il resto è solo
una catena la gomena
e schiavitù impugnata
dalla lama, bersagliata
da ogni punto

la bufera fece un giro di teste
una roulette russa con se stessa

from Vacanza d’inverno (Martinsicuro, TE: Di Felice Edizioni , 2013).

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